"Commissione per la verità" in Brasile

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JORNAL do BRASIL (edizione telematica) 18/09/2012  a h. 11.58

Paìs

Dittatura: La Commissione per la verità indagherà esclusivamente i crimini commessi dallo stato.

La “Commissione nazionale  per la verità”  ha deciso di investigare i crimini commessi dallo stato durante la dittatura militare. La decisione di risoluzione pubblicata ieri  (17) nella  Gazzetta ufficiale, limita le indagini ai reati commessi da funzionari pubblici o al servizio dello stato. La risoluzione indica, pertanto, che i presunti crimini attribuiti agli avversari del regime dittatoriale, che durò dal 1964 al 1985 in Brasile, non saranno obiettivo dell'analisi. Secondo un portavoce della Commissione, la decisione soddisfa le regole già stabilite dalla legge e dagli accordi internazionali di cui  il Brasile è firmatario. Anche se i crimini commessi durante il periodo dittatoriale sono il bersaglio principale dell'inchiesta, la Commissione, tuttavia, non mancherà di investigare i crimini recenti che, secondo l’opinione formatasi in recenti riunioni, vengono ancora praticate sotto l'influenza del periodo militare. La settimana scorsa, in una riunione in Recife (Pernambuco), la Commissione ha preso la decisione di includere, per esempio,  anche gli arbitrii del rapporto nei confronti dei prigionieri e detenuti. La decisione di  agire anche contro i crimini attuali è stata effettuata dopo la discussione nella capitale del Pernambuco su accuse di violazioni dei diritti umani presentate al Consiglio per i diritti umani di Paraiba. La relazione presentata nel corso della riunione ha denunciato maltrattamenti su 80 prigionieri dello stato, che sono stati raccolti in una singola cella nuda e senza accesso al bagno. Tali violazioni devono essere incluse nel rapporto redatto, con le raccomandazioni per il governo. Secondo il Consiglio della Commissione per la verità,  si é arrivati alla cosiderazione che la violazione dei diritti dei detenuti è una pratica della dittatura militare che persiste tutt'ora; pertanto, la Commissione includerà l'argomento nella relazione. All'udienza in Pernambuco, sono state presentate alla Commissione nazionale della verità (*) le indagini compiute dalla “Commissione Statale della memoria e verità  Dom Helder Câmara” (**)  a proposito di  quattro casi emblematici di violazioni  verificatisi nel periodo della dittatura nello stato di Pernambuco: le sparizioni di Fernando Santa Cruz ed Edward Collier, l'omicidio del padre Henry, l'attacco subito da Cândido Pinto (che lo ha lasciato paraplegico) e le torture subite da Gregório Bezerra quando fu arrestato dall'esercito il 1° aprile 1964.

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 (*)  a livello federale, competente su tutto il territorio brasiliano (n.d.t.)

 (**) istituzione locale, operante nello Stato di Pernambuco, come molte altre operanti in vari Stati (n.d.t.)

Traduzione dell’articolo comparso su “Jornal do Brasil”, martedí 18 settembre 2012 (L’articolo originale  é tratto da: 

 http://www.jb.com.br/pais/noticias/2012/09/18/ditadura-comissao-da-verdade-vai-apurar-crimes-cometidos-somente-pelo-estado/)

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Una "Commissione per la Verità e la Riconciliazione" é un'istituzione incaricata di indagare e far luce sui crimini e le violazioni dei diritti umani commessi da un passato Governo, o talvolta da formazioni non appartenenti allo stato; ció, allo scopo di eliminare i contrasti ed i conflitti che tali azioni criminali hanno creato all'interno di un Paese. Generalmente, tali Commissioni vengono costituite in seguito alla restaurazione di sistemi democratici in Paesi che hanno subito periodi di dittatura, guerre civili e rivoluzioni. Se non fu la prima, certamente la più nota è quella creata dal presidente del Sud-Africa, Nelson Mandela, dopo lo smantellamento del sistema di governo di matrice razzista dell'apartheid. Molte altre ne sono state costituite, praticamente in ogni angolo del globo, dall'Africa all'Asia, dal Nord America all'America Latina, ed anche in Europa, in relazione alle "pulizie etniche" della Bosnia.  Il ruolo e le effettive capacità di tali commissioni variano in base al mandato che ricevono dai Governi. Spesso, attraverso il lavoro di tali istituzioni, si riesce ad evitare l'insabbiamento ed il negazionismo di azioni ed episodi legati al terrorismo di stato o ad altre pesanti violazioni dei diritti umani. Peraltro, da più parti sono contestate, in quanto con la costituzione di tali Commissioni, i Governi rinunciano ad adire gli Organi e strumenti della Giustizia internazionale e - di conseguenza - assicurano una sostanziale impunità agli autori materiali ed ai mandanti di tali crimini. Esponenti della chiesa cattolica, nonché delle varie espressioni di chiese protestanti (vescovi, cardinali, pastori, etc.) sono spesso i protagonisti, i personaggi cardine, di queste Commissioni, in quanto ritenuti alieni da sentimenti di vendetta, al contrario, animati dal senso di carità cristiana e del perdono; quindi, idonei ad agire nella direzione del superamento delle divisioni politiche, etniche, razziali, etc., e, quindi, strumenti di riconciliazione.

Questa la doverosa premessa: adesso i fatti del Brasile.

La "Commissione per la verità" (la denominazione ufficiale, in questo caso, parla solo di "verità" e non anche di "riconciliazione", come nella maggior parte dei casi degli altri Paesi) é stata istituita con apposita legge, il 24 novembre 2011 dalla Presidente Dilma Roussef, allo scopo di "... indagare sulle violazioni di diritti umani compiute in vari periodi della storia del Paese, compreso il regime militare che governò il Brasile dal 1964 al 1985...." e dal quale la stessa Dilma Roussef fu perseguitata. Il periodo concesso alla Commissione per svolgere il suo compito é di 2 anni; a tal fine, avrá il potere di ascoltare testimoni sotto giuramento ed accedere a qualsiasi documento governativo.

Peraltro, questo lavoro non avrá nessuna pratica conseguenza, a causa di un provvedimento di amnistia (varato nel 1979 quando ancora vigeva la dittatura) tuttora operante, che copre qualsiasi crimine di "carattere politico" commesso da appartenenti alle istituzioni dello Stato; oggi tale aministia é estesa anche ai crimini commessi dagli ex terroristi militanti nei gruppi dell'estrema sinistra che si opponevano alla dittatura.

 La Commissione, peraltro, é rimasta solo sulla carta sino a poco tempo fa, quanto sono stati finalmente nominati i membri della Commissione; ne faranno parte Gilson Dipp, membro del Tribunale Supremo di Giustizia, José Carlos Dias (ministro della Giustizia sotto la presidenza Cardoso) e Rosa Maria Cardoso de Cunha, avvocata della stessa Dilma Rousseff durante la dittatura militare. Lo staff si avvarrà anche della collaborazione di Cláudio Fonteles (ex procuratore della Repubblica), José Paulo Cavalcanti Filho (avvocato), Maria Rita Kehl (saggista e scrittrice) e Paulo Sérgio Pinheiro (diplomatico). Il 17 corrente, infine, é stato varato il provvedimento che stabilisce l'ambito di competenza della Commissione medesima.

A prescindere dal fatto che il provvedimento legislativo brasiliano è arrivato buon ultimo e con molto ritardo, rispetto ad analoghe iniziative adottate - e spesso già concluse - negli altri Paesi dell'America latina che più o meno nello stesso periodo storico hanno vissuto simili esperienze di regimi dittatoriali, la determinazione legislativa del Planalto (sede della Presidenza delle Repubblica) non ha mancato di suscitare reazioni negative da parte di molte Associazioni per i diritti umani, sopratutto per il fatto che - a differenza di quanto accaduto nei vicini Paesi latino-americani - il Brasile è l'unico nel quale l'attività della Commissione non darà luogo ad iniziative e provvedimenti di carattere giudiziario, in forza della suddetta amnistia. Nel confronto delle analogie con i vicini Paesi latino-americani, quali, ad esempio, Cile ed Argentina, va detto che in realtá in Brasile la dittatura degli anni 64-85 è stata, nel complesso, meno feroce, violenta e sanguinosamente repressiva; è passata attraverso una serie di generali-presidenti, di volta in volta meno "assoluti", ed é culminata nell'autoestinzione, con un passaggio di poteri incruento tra l'ultimo generale ed il primo presidente democratico eletto dal popolo. I "desaparecidos" del Brasile sono circa 400, molti meno delle migliaia e migliaia registrati sia in Argentina che in Cile, anche se gli arrestati, torturati, esuli e comunque perseguitati, anche solo con la privazione dei diritti civili, assommano a varie migliaia.

Una prima considerazione, espressamente sul contenuto dell'articolo citato in principio (la considerazione non é mia, l'ho ripresa dal commentario di un telegiornale locale, ma mi sento di condividerla), a proposito del fatto che "la Commissione indagherà ESCLUSIVAMENTE i crimini commessi dallo stato"; ricordiamo che anche tra i servitori dello Stato ci furono vittime, ad opera degli avversari del regime militare. Indipendentemente dal fatto che non ci sará nessuna azione giudiziaria in conseguenza dei lavori della Commissione, probabilmente i familiari di quei servitori dello stato morti in servizio non saranno molto contenti di questa decisione, se non altro per la disparità di trattamento loro riservata.

 Seconda considerazione, sempre rispetto al contenuto dell'articolo: la Commissione ha deciso di non limitare la propria indagine a fatti e vicende del periodo della dittatura (che pure saranno l'obbiettivo principale), ma di estenderla anche a episodi di violazione dei diritti umani commessi in epoche più recenti, in considerazione del fatto che certi comportamenti risentono ancora oggi, sono una continuazione e perpetrazione di quanto si praticava ai tempi della dittatura. In parole povere e spiccie: per alcuni appartenenti agli organi di polizia, guardie carcerarie etc., la dittatura militare non é mai finita, per lo meno per i metodi che taluni ancora usano esercitando ed abusando delle proprie funzioni.

 Nell'articolo si legge che tale decisione é stata adottata dopo aver preso conoscenza dei rapporti di alcune, chiamiamole "sottocommisioni a livello locale", come quella di Pernambuco, che riferiscono alla Commissione federale. L'esempio citato degli 80 detenuti stipati nudi in un'unica cella e senza diritto ad usare il bagno dà solo una pallida idea delle ben più gravi violazioni, abusi e crimini commessi sia nei confronti della popolazione carceraria, che piú in generale nei confronti della popolazione; e non solo contro delinquenti che - per quanto tali - hanno (o dovrebbero avere) comunque titolo perché I loro diritti siano rispettati.  Il fatto più grave é che molto spesso le vittime (anche di omicidi) sono innocenti passanti (moltissimi bambini), uccisi da "balas perdidas" (colpi vaganti) sparati quasi sempre dalla polizia che, comunque, anche solo per fermare una macchina o una moto, non esita a scatenare una vera battaglia (stile striscia di Gaza) vomitando centinaia di raffiche di mitra a destra ed a sinistra, talora contro bersagli invisibili, in mezzo a strade e quartieri popolati, anche in pieno giorno. Senza parlare di molti giovani, risultati poi assolutamente innocenti e sopratutto disarmati, abbordati come sospetti trafficanti o spacciatori (magari solo perchè di colore e per come si vestono), esecutati freddamente sulla strada solo per l'impressione o il sospetto che avessero intenzione di resistere all'arresto. O ancora, caricati sulla macchina della polizia e poi scomparsi letteralmente nel nulla (talvolta i corpi, che quasi sempre presentano segni di torture, vengono ritrovati dopo settimane o mesi, sepolti o abbandonati in qualche bosco o sul fondo di qualche bacino o lago). Ancora oggi, i famosi e famigerati "squadroni della morte" che lavoravano a pieno ritmo ai tempi della dittatura, sono pesantemente presenti; adesso si chiamano "milizie" e, mentre all'epoca avevano una qualche, per cosí dire sostenibilità - sia pur aberrante - di giustizia, oggi sono esclusivamente bande criminali più di quelle che gestiscono il traffico di droga e di armi. Uccidono i criminali solo per sostituirsi a loro nel controllo delle favelas più misere, e con esse il controllo di tutti traffici illeciti che vi si svolgono, pretendendo che ogni abitante (anche quelli che nulla hanno a che fare con il crimine) paghino una tassa per la protezione, per la fornitura del servizio illegale di tv via cavo, per la fornitura, sempre illegale, di gas ed energia elettrica, e molto altro... Ne fanno parte poliziotti, sia civili che militari,  militari delle forze armate,  - anche ufficiali, balordi di vario genere, e molte volte agiscono in collusione o sono legati a politici investiti di cariche pubbliche che danno loro copertura. Alcuni mesi fa, un gruppo di questi, capeggiato da un ufficiale superiore della polizia militare, ha teso un agguato ed ucciso a sangue freddo un sostituto procuratore (donna) che stava indagando sull'attività e sui crimini (decine di omicidi, traffico d'armi e droga, sequestri di persona, torture e simili nefandezze), commessi da questa stessa e da altre milizie. I responsabili dell'agguato sono stati tutti identificati, con prove clamorose come filmati di telecamere di sorveglianza urbana, in cui si vedono mentre bloccano l'auto della donna, aprono lo sportello e poi sparano all'interno decine di colpi (filmati mostrati al tg). Ebbene, arrestati nel giro di pochi giorni, sono rimasti "confinati" nel Quartier Generale della polizia per meno di una settimana, quindi "allontanati temporaneamente" (quindi sospesi, non espulsi) dalla polizia, e poi rimessi in libertà, liberi come l'aria, anche di poter intimidire o magari uccidere altri testimoni o magistrati che ancora indagano su di loro !!!!!  Non basterebbe un libro per raccontare tutte le vicende di questo tipo che quotidianamente avvengono in ogni parte del Pese e che, nella maggior parte dei casi, rimangono totalmente impunite.  Questo, in un Paese che siede tra i +20, pretende  e reclama un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU ed un altro nella Banca Mondiale, e che - grazie alle bustarelle pagate su conti di banche nei "paradisi fiscali"  dall'oggi ex Presidente della Federazione Calcio ed altri personaggli di alto livello al sig. Blatter  e altri vertici di FIFA e del CIO  - ha ottenuto di organizzare la Coppa del Mondo di calcio del 2014 e le Olimpiadi del 2016!.

 Per tutto questo, mi limito ad evidenziare, per quanti non avessero letto la notizia, che nella riunione del Comitato ONU per i diritti umani, tenutasi a Ginevra nel luglio scorso, il Brasile ha ricevuto oltre 100 "raccomandazioni" per vicende, metodi, situazioni, in cui i diritti umani sono sistematicamente violati o ignorati. E non si tratta solo di sicurezza ed ordine pubblico: c'é la carenza, gli errori fatali, le condizioni ambientali o l'inesistenza di strutture nella sanità pubblica: ci sono le condizioni di vita sub-umane non solo nelle favelas delle grandi cittá come Rio e S. Paolo, ma anche nei quartieri popolari di ogni parte del Paese, c'é l'inefficienza di quasi tutte le strutture pubbliche, i tempi interminabili (anche più di 20 anni) dei procedimenti giudiziari, c'è la situazione indescrivibile dei carceri superaffolati dove i reclusi, spesso in attesa di giudizio, vivono in condizioni animalesche, mentre i "boss" detenuti comandano più e meglio che fuori i loro traffici, usando ognuno anche 9-10 cellulari con schede clonate, che le stesse guardie (dietro lauto pagamanto) procurano o recapitano loro, e molto altro ancora.

Ma sopratutto, per rientrare in argomento, c'é stata la raccomandazione da parte del Consiglio ONU di sciogliere, azzerare, sopprimere la Polizia Militare in tutto il Paese (o meglio tutte le polizie militari, perché ogni stato federale ne ha una sua, completamente autonoma, non collegate né collaboranti tra loro, anzi spesso in contrasto). E questo perchè, secondo i relatori del rapporto? Perchè è INACCETTABILE il numero di persone uccise dalla Polizia Militare nel corso dell'attività di servizio, quasi sempre giustificate (e quindi liquidate senza conseguenze per i responsabili) come legittima reazione al comportamento dei sospetti, ovvero, per usare i termini del Codice Italiano "uso legittimo delle armi "  "legittima difesa".  (Come quello di un avvocato, un mese fa circa,  abbordato in una strada poco illuminata da una macchina della polizia senza contrassegni, il quale   -ritenendo di essere vittima di una banda di criminali- ha tentato di fuggire, ma raggiunto, dopo aver visto (da dentro il suo veicolo) il distintivo che un poliziotto gli mostrava, ha alzato le mani per dimostrare la sua disponibilità. Nella mano destra aveva il telefonino usato nel frattempo per tentare di chiamare la polizia ma, secondo le dichiarazioni di un capo della polizia, gli agenti hanno creduto divedere una pistola, ed hanno crivellato il malcapitato con oltre 20 colpi di pistola, sparati attraverso i vetri della macchina?).

Ecco, i poliziotti, specie quelli militari, in Brasile spesso sono al tempo stesso poliziotti, giudici e boia, in un Paese in cui le linee di ispirazione del diritto vanno (almeno teoricamente) nella direzione del recupero e della risocializzazione dei criminali, tanto da non prevedere l'ergastolo come pena (e questa é stata una delle argomentazioni su cui si è basato il rifiuto all'estradizione di Cesare Battisti, in quanto condannato in Italia, appunto all'ergastolo).

 E non penso che l'inefficienza della giustizia ed il fatto che i criminali vengono rimessi troppo facilmente in libertá, sia comunque una giustificazione al comportamento di alcuni (ma sono molti) poliziotti.

I politici dovrebbero prendere in considerazione seriamete il problema e studiare metodi adeguati per risolverlo, a parte i provvedimenti di tipo sociale per ridurre la criminalità. Una piú adeguata selezione e piû severi criteri di reclutamento dei poliziotti (che spesso ottemgono il posto solo perché sono ammanicati con qualche politico); metodi di addestramento che non prendano in considerazione solo la capacità e l'efficienza "militare", ma che inculchino anche i valori etici e professionali, a cominciare dal rispetto della vita umana (di chiunque, banditi compresi); tolleranza zero, fine dell'impunitá e adozione di rigorosi, severissimi provvedimenti sia amministrativi che giudiziari contro i responsabili di abusi, eccessi di potere o, ancor peggio, di veri e propri crimini; risarcimento anche economico, alle vittime di tali abusi, da far ricadere, possibilmente, sugli autori stessi. Se il poliziotto colpevole non ha mezzi per far fronte a tale risarcimento, che sia condannato a lavorare in attivitá di utilitá sociale, a beneficio anche delle sue vittime, per molti e molti anni...

 Ma tutto questo é molto lontano, anche nella concezione popolare: per esempio, la notizia circa la raccomandazione del Consiglio per i diritti umani dell'ONU, di sopprimere la Polizia Militare, è stata passata quasi sotto silenzio da tutti i media brasiliani: i giornali l'hanno confinata in un minuscolo trafiletto tra le notizie dall'estero mentre i tg, o l'hanno ignorata (i più), o ne hanno fatto un brevissimo cenno nell'edizione notturna dopo  mezzanotte. Qualcuno si è addirittura offeso e scandalizzato per questa manifestazione di "lesa maestà" al Paese: un simpatico giornalista di SBT ha avuto la faccia di dire, a commento della notizia, "come si permette la Danimarca (Paese relatore all'ONU su questa questione), di interferire con i fatti interni del Brasile, chiedendo la soppressione della sua polizia?". Ecco qua!

Per concludere (finalmente): visti i poteri della "Commissione per la verità", non c'è da aspettarsi molto, o forse nulla: sarebbe comunque auspicabile che, se fossero chiariti ed evidenziati di fronte al Paese (e al mondo), oltre alle verità sul periodo della dittatura, anche alcuni aspetti delle persistenti violazioni dei dei diritti umani, forse qualche politico onesto e di buona volontá prenda finalmente coscenza di tale realtà, e magari cerchi di fare qualcosa per, piano piano, modificarla...

Janus*, 20/09/2012