Cosi' il Kgb comprava i segreti industriali italiani

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Cosi' il Kgb comprava i segreti industriali italiani
(dal Corriere della Sera)
3 dicembre 2009

In Procura l' archivio di un ex viceconsole sovietico: 31 nomi, tra cui manager con accesso a informazioni riservate. Nelle carte due giornalisti: Zvietkov e Bar. La spia dava appuntamento a Milano

Cosi' il Kgb comprava i segreti industriali italiani In Procura l' archivio di un ex viceconsole sovietico: 31 nomi, tra cui manager con accesso a informazioni riservate ROMA - Era un giovedi' sera del 1991. Giovedi' 14 febbraio, notte di San Valentino. E nessuno ha mai voluto spiegare se a decidere per quella data, festa degli innamorati, fosse stato il caso o l' ironia tagliente di due agenti della Cia una settimana prima, sul lungomare di Sanremo, quando le ultime istruzioni erano state consegnate. Il "compagno cittadino" Serghei Illarianov, 30 anni, viceconsole a Genova dell' Unione delle repubbliche socialiste sovietiche, abbottono' il suo morbido gessato, prese sottobraccio la moglie, saluto' i domestici della villa - residenza di Nervi con lo stesso sorriso con cui, la sera prima, aveva visto per l' ultima volta i suoi amici italiani. Chiamo' un taxi. Si lascio' sprofondare nel sedile posteriore. Penso' con piacere alla sua destinazione. Disse con un sorriso rivolto alla moglie: "A Langley, Virginia, Stati Uniti d' America". Di quell' addio improvviso seppero in pochi, ma capirono in molti. Finche' , negli ultimi mesi di quel 1991, in un ufficio della direzione del Sismi, uno dei dirigenti del nostro controspionaggio militare comincio' a scorrere l' appunto arrivato dalla Cia: "Il sottoscritto Illarianov Serghei, nato a Mosca il 19 Maggio 1951...". Era stato di parola il "compagno" Serghei. In cambio della cittadinanza americana, di una nuova vita a Boston, aveva consegnato un patrimonio di conoscenze lungo dieci anni. Trentuno nomi della rete spionistico - militare del Kgb nel triangolo Genova - Milano - Torino. Dall' inizio degli anni ' 80 ai primi mesi del ' 91. E ancora, l' elenco dettagliato dei segreti trafugati dai centri di ricerca Nato, dalle maggiori industrie italiane nei settori della tecnologia informatica, chimica e petrolifera. Era stato di parola, il compagno Serghei. Il dirigente del Sismi sollevo' il telefono, compose il numero del comando del "Ros" dei carabinieri. "C' e' del lavoro per voi e per la Procura di Genova...". "Allora questa e' roba per Riccio, del Ros di Genova". E quando squillo' anche il suo telefono, il maggiore ebbe un' idea: "Chiamiamola operazione Ottobre rosso. Si' , Caccia a Ottobre rosso". Avrebbe avuto piu' fortuna il film con Sean Connery. Perche' sette anni dopo, per una qualche carambola di "competenza", per il rifiuto opposto dalle autorita' americane nel marzo ' 92 ad una richiesta di rogatoria nei confronti dell' ex viceconsole sovietico a Genova, il "dossier Illarianov" con il suo carico di spie e segreti, dopo essersi ingiallito negli archivi giudiziari di Sampierdarena, cui era stato destinato, fini' in un cassetto al terzo piano della Procura di Roma a far compagnia al piu' celebre incartamento "Mitrokhin". Peccato, perche' nel leggerlo oggi pare proprio di vederlo ancora il sorriso e l' entusiasmo del compagno Serghei seduto nella "casa del bosco" di Langley. Serghei non aveva dimenticato nessuno dei 31 agenti dei suoi anni italiani. Di molti conosceva anche la vera identita' . Di altri il solo nome in codice. Certo, non aveva dimenticato Vito, quel professore di ingegneria cinquantenne dell' universita' di Modena che aveva deliziato la seconda branca del Kgb (spionaggio militare) a Mosca con i segreti che avevano annullato anni di ricerche Nato nella guerra antisommergibile. Lo aveva reclutato nel 1986 un ufficiale della Lubianka, Aleksandr Petrov, distaccato all' ambasciata di Roma. Lo stipendio non era male (tra i 7 e i 10 milioni al mese) cosi' come la gratifica in rubli pensata, chissa' perche' , per essere accumulata a titolo di pensione (300 rubli al mese). Si dava proprio da fare Vito e se si eccettua un brutto litigio che gli costo' due anni di congelamento, lo stipendio fini' per guadagnarselo. Dalle sue mani passano in quelle del controspionaggio militare sovietico i test di propagazione acustica e di localizzazione passiva per la caccia sonar antisommergibile. Grazie a lui e a occhi inconsapevoli di cui si serviva, le ricerche della Oto Melara commissionate dall' Alleanza Atlantica diventano un segreto di Pulcinella che consente alla Marina sovietica di modificare in tempo reale i sistemi di individuazone e risposta al programma sul magnetismo dei sommergibili con cui la Nato si illude di poter bucare le difese del Patto di Varsavia. Quando aveva qualche cosa da dire, Vito non doveva fare altro che salire su una macchina e infilarsi in un bar della costa, a Rapallo o a Chiavari. Se proprio andava male, Milano, in pieno centro. Certo, Vito non valeva Gans. Un fior di tecnico pescato a Milano, coltivato dall' 83, controllato da Serghei nell' 86 e quindi "ceduto" nell' 87 a Mikhail Kovalev, console generale sovietico di Milano. Di milioni ne prendeva 40 l' anno, Gans e in cambio offriva a Mosca le chiavi del linguaggio Ibm, il codice Sip per la rete telefonica gratuita Italia - Usa, al punto da guadagnarsi la qualifica di "Agent Verbovshk", agente principale. L' unico autorizzato ad essere a capo di una rete. A poter disporre dei servizi di due sub - agenti, Nel e Wolf. A Milano incrociava anche un altro buon "cliente" del Kgb. Un curioso uomo di mezza eta' , talmente sicuro di se' da farsi chiamare per nome, R.M.. Molto ricco, dal doppio passaporto. Italiano e brasiliano. Diceva di essere un importatore, in realta' , grazie ad un amico caposcalo, non conosceva il significato della parola "dogana" e caricava su una pista dell' aeroporto della Malpensa i Tupolev arrivati da Mosca per portarsi via la tecnologia Vax, quella utilizzata dalla Nasa per il primo lancio dello Shuttle. Informazioni preziose, quasi quanto quelle di altri due milanesi: Lurie, un ingegnere della Snia, e l' informatico Mark. Del primo, racconta alla Cia Illarianov: "Forni' importanti notizie su centrali elettriche e oleodotti. In particolare, su una centrale elettrica in Egitto, su una raffineria greca, su un importante gasdotto e sul poligono francese per il vettore spaziale Ariane". Del secondo, invece, Serghei ricordava "l' attaccamento al denaro". I 15 mila dollari annui di compenso per le informazioni sui calcolatori Ibm serie 370,3090,3080, li volle in contanti. Meglio, in "sole banconote da 50 mila lire". Sta di fatto, che in cima alla lista dei "reclutati" italiani figuravano Karbon - Konstantin e Kapral - Kras, l' ingegnere da 90 milioni l' anno che regalo' all' Urss il segreto della produzione del kevlar (materiale utilizzato per corazzature, giubbotti antiproiettile ed elmetti) l' ammiraglio della Marina militare italiana (oggi in pensione) che consegno' a Mosca i segreti navali della Nato. Che avessero dovuto nel tempo cambiare entrambi il loro nome in codice fu una di quelle "necessita" che solo spie di lungo corso potevano vantare. Ma l' ammiraglio - aggiunse Serghei a Langley - aveva addirittura fatto qualche cosa di piu' : "Forni' l' 80 per cento delle notizie della branca dello spionaggio militare". Carlo Bonini ----------------------------------------------------------------- L' INCHIESTA Nelle carte due giornalisti: Zvietkov e Bar Uno era solito dare appuntamento al suo contatto sovietico in un ristorante ROMA - Dei 31 nomi in codice del dossier Illarianov, venti hanno un' identita' anagrafica "precisa" o comunque "altamente probabile". Il rapporto del Ros di Genova che nel ' 92, a chiusura dell' operazione Ottobre rosso, venne consegnato al Procuratore capo Virdis (e quindi archiviato sulla base della mancata concessione della rogatoria da parte degli Usa che avrebbe consentito di interrogare l' unica fonte di quelle notizie, Illarianov) conteneva infatti altrettante schede di riscontro. Le stesse che negli ultimi giorni sono arrivate alla Procura di Roma, diretta da Salvatore Vecchione, per essere incrociate con i nomi del dossier "Mitrokhin". Ma tra i due elenchi, come prevedibile, nessun punto di contatto. Vuoi per le diverse epoche cui si riferiscono gli appunti dell' archivista della Lubianka e le conoscenze dell' ex viceconsole sovietico a Genova. Vuoi per i settori diversi di spionaggio cui le due liste fanno riferimento. Uno solo, in realta' , il punto di contatto. Nella lista di Serghei, come in quella Mitrokhin, i nomi di giornalisti. Due per l' esattezza, essendo di un terzo (redattore di una rivista di armi) ignoto persino il nome in codice. Nel dossier Illarianov restano dunque i soli "agenti" Zvietkov e Bar. Del primo, la nota informativa del Ros fornisce una probabile identita' , individuandola in una ex firma del quotidiano il Fiorino, anche sulla base di un' analisi linguistica secondo cui Zvietkov andrebbe tradotto "Fiore dei fiori", forma di allitterazione del nome della testata. Di Bar, al contrario, nessuna traccia. Nel ' 92, il Ros concluse infatti genericamente, parlando di "giornalista di un settimanale. Probabilmente l' Espresso, trasferito da Roma a Milano", "controllato" nell' 84 da Alexsandr Tchikov (all' epoca funzionario di ambasciata specializzato nel campo economico e successivamente addetto scientifico) e solito dare appuntamenti nel ristorante "I 4 Mori" in provincia di Varese. C. B. ----------------------------------------------------------------- GLI INCONTRI La spia dava appuntamento a Milano L' agente riconosceva come suo interlocutore solo chi si fosse avvicinato con un settimanale ROMA - Illarianov il nome non lo ricordava, neppure in codice. Ma della sua esistenza si era detto certo. Un impiegato del comune di Novara che, in piu' occasioni, decise di spingersi nell' hinterland milanese per consegnare al Kgb due registri manoscritti sui dati anagrafici di cittadini italiani residenti all' estero. Gli incontri, spiega nella sua informativa il Ros, avvenivano nei comuni di Castano Primo, Turbigo, Buscate, Inveruno, perche' Novara e provincia erano, chissa' perche' , "interdette al Kgb". Cosa se ne facesse la Lubianka di quel materiale e' ignoto. Certo doveva tenerci se e' vero che il travet piemontese fu prima in contatto con il responsabile degli agenti senza copertura ufficiale in Italia e quindi con il viceresponsabile degli "agenti illegali". L' agente Vito, al contrario, aveva un protocollo preciso per la consegna del materiale chiesto da Mosca. Nei bar di Genova, Chiavari o Rapallo, cosi' come nel centro di Milano, riconosceva come suo interlocutore solo chi gli si fosse avvicinato con una copia dei settimanali Espresso o Panorama, per poi chiedergli a bruciapelo: "Ma non ci siamo gia' visti alla Fiera di Milano?". La risposta era fissa: "No, a Genova". Il tempo di attesa limite era di 15 minuti. Anche a Firenze, in piazza san Lorenzo, il Kgb fini' per incontrare qualche volta Gans. Lui, l' agente "Verbovshik", il nodo della rete, uno "dei tre piu' importanti agenti del controspionaggio scientifico - militare in Italia" preferiva il centro di Milano, ma la piazza toscana era l' appuntamento di riserva. Insomma, i segreti si scambiavano li' dove venivano raccolti e dove l' anonimato era la migliore delle coperture. Con un' unica eccezione: l' ammiraglio Kapral. Per lui, che convocava a Roma, spesso si preferi' l' Ungheria. E pensare, si legge nell' informativa che lo riguarda, che questo fini' con l' insospettire Mosca, al punto da farlo ritenere, anche se per poco, un "provocatore" del controspionaggio italiano. Quel Sismi che, in 10 anni, un agente doppio - giochista lo aveva conquistato: Vlad, l' ingegnere esperto in sistemi di difesa sottomarina e cavi ottici. C. B.

articolo di Bonini Carlo
tratto da :
Pagina 9
(28 ottobre 1999) - Corriere della Sera